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 "Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto"

Caro nonno, che di me nipote
più non ti ricordi (sono
venuto al mondo dopo il Trentaquattro),
che mi dici figliolo o pressappoco
nel tuo scuro farnètico e gli sbagli, e
parli appena di trincee e di fuoco.

Ecco – la vedi? – questa è la trapunta,
così si chiama, e adesso fa' attenzione
a come la federa s'apre e s'infila. O ancora
tu t'imbuchi là a Nervesa (la battaglia
sotto le troppo sue bombe) o a Doberdò
nel fumo stranita e caduta?

Di tanto si è ritratta la tua vita
tutta in un puntino, per fare resistenza:
che difesa scarnita in questo tempo
sempre di ghiacci, di afflitti letarghi;
ma tu, di certo, hai cominciato nello stento
un'altra specie di combattimento
da qualche spelata dolina…

E il colloquio è finito, radunare gli straccetti.

Tiziano Rossi

Non cerca di scrivere delle ferite che prova, perché sembrerebbe sempre troppo vano, allora si volta a cercare la vita, quella che gli è stata portata via di straforo, preso di spalle e colpito alla nuca. Avrebbe voluto dire tanto, ma la voce gli muore lungo la schiena. E quella che una volta era la sua donna, pur sapendo e conoscendo, non riesce a reggersi sulle gambe, né a correre a riprendersela, perché la vacuità dei giorni che si susseguono sembrano lenire poco quel fastidio al limite della sopportazione. Una settimana fa, o appena un giorno, poco importa, avrebbe voluto urlarle contro o che il diavolo se lo portasse via prima di proferire verbo, ma dalla nuca veniva fuori solo sangue salato. Forse avrebbe voluto il silenzio dell'esserci, perchè poteva succedere ancora, ma spesso le parole hanno la sottigliezza del riso indiano e si sfarinano al sole di maggio.
Ora cerca di mettersi insieme, ma riesce solo a suturare le ferite superficiali quella più profonda lo porta a perdere troppo sangue, vorrebbe lasciarsi sulle ossa, vorrebbe liberarsi del peso dell'infamia, ma resta solo seduto sulla poltrona blu che pian piano diventa rossa, col fucile in braccio e aspetta che arrivi, forse spera. Qualcuno parla dei mesi a venire, ma di sentirsi dire sciocchezze sembra stanco, ciò che è tolto non torna, ciò che è altrove non passa nuovamente, e quella donna saprà da lontano della sua fine o di un inizio – mente perchè non gli rimane molto – sente i gradini scricchiolare, la ringhiera vacilla per il peso. Si trova dietro la porta e cerca di scardinarla, tra poco sarà dentro. Solo il tempo di puntare e sorridere.

Laggiù in fondo sta la morte, ma niente paura. Afferra l'orologio con una mano, prendi con due dita la rotellina della corda, falla girare dolcemente. Adesso si apre un altro periodo, gli alberi dispiegano le loro foglie, le barche corrono le loro regate, il tempo come un ventaglio si va empiendo di se stesso, e da esso sgorgano l'aria, le brezze della terra, l'ombra di una donna, il profumo del pane. Che vuoi di più, che vuoi di più? Legalo presto al tuo polso, lascialo battere libero, fa di tutto per imitarlo. La paura arrugginisce le àncore, ciascuna delle cose che si potevano raggiungere e che furono dimenticate sta corrodendo le vene dell'orologio, incancrenendo il freddo sangue dei suoi piccoli rubini. E laggiù in fondo sta la morte, se non corriamo e arriviamo prima e non comprendiamo che non ha più nessuna importanza.

J.Cortazàr

CANCELLATA

Il giorno in cui morirò, la notizia
seguirà le solite procedure,
da un ufficio all’altro con precisione
dentro ogni registro verrò cercata.

E là molto lontano, in un paesino
che sta dormendo al sole su in montagna,
sopra il mio nome, in un vecchio registro,
mano che ignoro traccerà una riga.

(da Languidezza, 1920)

 

[Lasciando perdere il prima]

Ecco in sintesi la trama. Il giovane Prodo, convinto dallo stregone Scandalf del pool di Milano, parte alla volta del regno delle tenebre per distruggere l’Anello del Potere: un micidiale decoder che permette di controllare tutte le tv del pianeta, escogitato da Silvio Sauron, sovrano della Terra di Arcor. Sauron vive in una fortezza circondato da nobili fanciulle, tra cui l’affascinante principessa Carfadriel, che possiede lo Specchio Magico delle pari opportunità. Dopo aver varcato con successo l’Euroburrone, Prodo giunge ai piedi di Monte Fatorio, ma l’infido Clemente Vermilinguo lo tradisce consegnandolo agli orchi azzurri. Disperata mediazione di re Francesco Theodem, che tratta invano con la tribù dei Raminghi guidati dal subdolo Pier Fredegario. Le forze del male sembrano sul punto di prevalere, ma dopo un’epica battaglia coi Cavalieri Verdi del potente Bossildur, Prodo riesce a gettare il decoder nel cratere di Monte Fatorio, e la pace televisiva discende sulla Terra di mezzo. La versione cinematografica del Signore degli Asinelli, girata da Ermanno Olmi tra Sasso Marconi e il Salaria Village, è già stata bocciata dal ministro Bondi: «Una pellicola faziosa, che fomenta l’odio». Consensi invece dalla fondazione di Gianfranco Fini, ribattezzata Farefantasy, che promette: «Rifaremo i campi Hobbit. Ma saranno bipartisan».

da un articolo di Riccardo Chiaberge apparso sull'ultimo Sole24ore.

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Ritorno dopo giorni fervidi e pieni di adrenalina, leggo un po' di giornali, l'articolo d'apertura del Domenicale del Sole24ore m'ha un po' lasciato l'amaro in bocca. Poi, poco fa, leggo, in un giornale locale, la morte di Nicola Arigliano, non so è stato un po' strano, per tante volte mi sono divertito e vezzeggiato il gentil sesso inneggiando le sue canzoni, sorridendo per la reazione sempre diversa che lanciavano negli sguardi altrui.
Un Nicola riprende in suo posto e un altro se ne va a divertire altrove,
Ciao Swingman!

 

Guardo la copertina del libro e penso ai mille volti abitanti la strada, nascosti o racchiusi dietro vetri leggeri, che si arrovellano e s’agghiacciano con niente. Non è una storia divisa in parti, non è una sola mano che vive, scrive e sospira, sembra di trovarsi di fronte allo sbandierare di racconti che vengono fuori proprio dalle finestre semi aperte o chiuse, quasi che si stia ad origliare fra le mura sottili. E la gonna stesa di Vanessa che tra poco indosserà e sembrerà "’na femmina", o il bisbiglio al passaggio di Giggino Mezzanotte. E la vita tutta luci e starlette di paese, o quartiere, di Saverio che rifugge e poi precipita; del figlio esasperato che, alla fine, aiuta l’unico suo amore di bimbo, la madre. E non c’è solo la Napoli che tutti conoscono, c’è quella di Ciuciù che "campa" di lavoro buono, o di Riccà che la lontananza ha dato nuovi occhi e forza nel cercare altrove la felicità.
Il libro scorre amaro, come una sorsata gelida di sciroppo, come una lamella che s’allima sulle mani. Non si può pensare in altro modo, non si può agire in altro modo, ma un barlume frammisto al baccano c’è, si vede negli occhi della piccola Rosa o nella tenacia di Adelina e nello sguardo del vecchio col cane che insegna una terza strada, una fuga o un nuovo approdo alla dignità umana.

 
[...]
Fucina di potere temporale
Fucina di potere temporale
Un unico abominio clericale
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficenza d’inetto (delirio onnipotente)
Burocratica casta (dominio che sovrasta)
Potenza del pesante (efficenza d’inetto)
Preme compatta schiaccia
(burocratica casta, potenza del pesante)
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
[...]
Scardino la maniglia della stanza, come il resto delle mura ovattate, rastrello il corridoio ingombro di cartacce e pensieri, afferro la bici quasi del tutto saldata al mobile tardo anni ’60. Suonano i rintocchi delle dodici, con qualche scarto di minuti scivolerò fuori, vedrò un po’ di luce, abbraccerò un po’ di mondo ignaro. Se dovessi terminare proprio oggi sarebbe un bel guaio, non riuscire ad acquistare quelle poche cose che mi servono, qualche abito nuovo e dei dolci, ne vado matto, ma per fortuna tutto dipende da me, per cui posso guadagnare ancora del tempo.
Le strade sono intasate, dopotutto è un’ora questa piena di partenze e ritorni domestici, li vedo sfilare ignari, creduloni e sfaccendati. Prendo a parlare con me, mi capita di recente, e per non sentirmi folle mi rispondo con fermezza, decido il percorso zigzagando, così posso decidere dove stabilire le varie postazioni bomba.

to be continued…

Senza posa, mi sveglio nel cuore del buio, afferro la linguetta della fonte di luce e la scaravento per aria, quasi a regalarmi una notte stellata in frantumi cobalto. Non posso raccontare perchè ho troppe cose in testa, allora le raccolgo e pian piano le sviscero fuori, la pelle diventa scacchiera irrisolta, deprimente contenitore troppo saturo e senza marca d’attesa. Conto i pochi giorni rimasti nella speranza – ma ho abolito anche la provvidenza per la sua balordaggine – e rinserro la mani, nascondendole all’affanno e alla rabbia di una scelta; la stanza è immersa nella pagine, spazzo via quelle di troppo, letteralmente, mi ritrovo con montagne di carta nel corridoio. Lo sa già che per prendere la bici mi servirà un rastrello.

to be continued

A chi scrive, a chi legge, a chi incontra e a chi vorrebbe tutto il possibile, fateci un salto se potete

qui le info…
www.oronzomacondo.it/oronzomacondo/

Programma

Venerdì 02 ottobre

ore 15.00 – Registrazione
ore 16.00 – Apertura dei lavori a cura di Carlo Formenti
 
ore 16.30Letteratura e Nuovi Media – L’aspetto creativo e della comunicazione

  • Dario Voltolini: "Dal Principio: Nazione Indiana e i fuoriusciti"
  • Gianni Biondillo: "Memoria dal retrobottega"
  • Massimo Maugeri: "Letteratitudine: un incontro di voci"

Coordina Antonio Pascale

Interventi di Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Giulio Mozzi, Antonio Pascale, Livio Romano, Giorgio Vasta

ore 18.00coffee break

ore 19.30 – chiusura dei lavori
ore 21.00 – reading letterario presso il comune di Zollino
ore 22.00Francesco Negro Trio live presso Palazzo Raho – Zollino
 
Sabato 03 ottobre

ore 09.00 – Registrazione
ore 10.00Letteratura e nuovi media – L’aspetto creativo e della comunicazione

  • Girolamo De Michele: "Visione e presa del reale: romanzo, televisione, rappresentazione"
  • Giorgio Vasta: "Ritorno alla militanza?"
  • Antonio Pascale: "La manutenzione dello stile"

ore 13.00pausa pranzo

ore 15.00
Letteratura e nuovi media – Gli aspetti del mercato

  • Carlo Formenti: "Editoria, Web 2.0 e diritto d’autore"
  • Giulio Mozzi: "Vibrisselibri: luci e ombre di un’esperienza di editoria online"
  • Dario Voltolini: "Il primo amore: l’esperienza online diventa cartacea"

Interventi di Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Paolo Nori, Livio Romano, Michele Trecca

ore 16.30coffee break

ore 18.30
– presentazione dell’antologia di Books Brothers Frammenti di cose volgari, a cura di Michele Trecca
ore 20.30 – reading letterario presso il comune di Campi Salentina

ore 22.00Bermuda Acoustic Trio live presso ex Biblioteca Comunale – Campi Salentina

Domenica 04 ottobre

ore 10.00 – Incontro finale e chiusura lavori

ps. io ci sarò…
g

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http://www.arsvalue.com/webapp/upl/immagini/83e4ba5e-4a2f-4f4f-980e-196ab31195fe%5C200901%5C12902460-studi-per-l%E2%80%99edificazione-di-una-citta-dormiente-claudio-ballestracci_big.jpg

Nella possibilità di erigere barriere contro la futuribile crisi perenne, siamo alla ricerca di una costruzione idonea e sufficientemente stabile. Potrebbero trascorrere giorni prima di un versamento poetico o miscellanea di pensieri, si prega di lasciare un post-it del passaggio o incidere pensiero dopo il biiip.

Ps. "presto" nuove, anzi "poi" magari vecchie, che almeno erano sicure!

gian

A chi insulsamente gli chiedeva se, come autore, condividesse la visione del mondo dei suoi personaggi, David Foster Wallace rispondeva ironicamente che, se davvero lo avesse fatto, si sarebbe già da tempo tolto la vita. Non possiamo sapere se, in quella dichiarazione, fosse contenuta un’implicita previsione della propria morte, avvenuta il 12 settembre dell’anno scorso. Viene piuttosto da chiedersi: Qual è la visione del mondo dei personaggi di Wallace? E quale la sua visione del mondo? Un aureo libretto, uscito da poco negli Stati Uniti, può fornirci un aiuto prezioso per rispondere a queste domande. Si intitola This is water (Little, Brown and Co.). E Questa è l’acqua è anche il titolo della raccolta di racconti e scritti inediti che Einaudi manderà in libreria a metà settembre.
David Foster Wallace era nato a Ithaca, New York, nel 1962. È stato forse il più grande scrittore della sua (e della mia) generazione. Sicuramente il più filosofico, sia quando scrive racconti o romanzi (La scopa del sistema, Infinite jest, La ragazza dai capelli strani, Brevi interviste a uomini schifosi, Oblio) sia quando nei suoi saggi (Trigonometria, tennis, tv e altre cose divertenti che non farò mai più, Considera l’aragosta) spazia nei più disparati ambiti del sapere, dalla logica-matematica, di cui ha scritto un’appassionata introduzione (Di tutto, e di più), alla politica, dalla linguistica alla cucina alla biologia.

[leggi il resto...]

www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/08/David-Foster-Wallace-acqua-nuotiamo.shtml





"Battaglione, avanti!" urlò il colonnello in carica. Da una fessura nel terreno, coperta da foglie e terra, sbucarono fuori circa novecento formiche rosse e fiere come poche, pronte all’inevitabile scontro, tutte ben suddivise in compagnie. In lontananza una sentinella aveva avvistato un enorme polverone, qualcuno attaccava la colonia, seguì l’allarme e il posizionamento. Ora non rimaneva che aspettare.

Fu un attimo, poi il silenzio. Il cielo divenne rosso e buio allo stesso tempo. Il suolo s’apriva divorando. Era la fine. Immagine dal web

Un enorme essere incappucciato e rosso, con lunghe corde bionde pendenti dalla testa, ero sbucato fuori da una staccionata, saltava e giocava, incurante dello sterminio. Subito dopo una voce adulta di donna richiamava l’attenzione dell’essere: "Cappuccetto è ora di andare dalla nonna!". La bambina, con la sua mantellina rossa, entrò in casa, prese il cestino con le vivande per la nonna, ascoltò le raccomandazioni della madre e partì. Passando vicino alla staccionata, si fermò un attimo, guardò tutte quelle formiche morte e se ne partì alzando le spalle, legando il suo cappuccio rosso alla testolina.

Ci sono momenti d’estate in cui lo scopo ultimo della tua esistenza è una Lemonsoda. Con 40 gradi all’ombra potresti prostituirti per un cubetto di ghiaccio, chi se ne fotte. Perché, vedete, ci sono questi momenti d’estate in cui ti trascini al baretto vicino alla redazione come un maratoneta all’ultima curva. Sai già che ti ci vorranno 124 passi per
guadagnare la faccia facciosa di Claudio, il tuo barista soprappeso. Allora esci e cominci a contare i passi. Ti rincuora solo il fatto che siano 124 e non 100, che come è noto è tutta un’altra storia. Ma già al 52imo passo ti prendono come delle visioni, ti sembra di vedere Beppe Grillo vestito da Nilde Iotti che sferruzza un maglione a D’Alema.
Al 98imo passo – con la pressione sotto il livello del mare – sei in preda a delle allucinazioni iettatorie: Nanni Moretti che gira un altro documentario su Berlusconi. Come se non fossero bastati i caimani e quei girotondi gremiti da chi il voto già non glielo dava al Cavaliere. Uh, mamma mia, ti prende paura, straripa il sudore, il partito è solo un participio passato, scuoti la testa, saranno mai questi i novelli tribuni della plebe? E quale plebe c’era ai girotondi? Quale plebe si butta a sinistra oggi? Cerchi di allungare il passo ma non ci riesci. Lo striscione del
traguardo, quello con su scritto “Er Baretto”, ti si para lontano, sfocato. Un cazzo di miraggio. Pensi che ti ci vorrà un’ora buona per mettere la lingua al fresco. Chissene, la tua è un’idea fissa, vuoi laurearti al baretto di Claudio con il massimo dei bicchieri. Non chiedi altro, ma che scherziamo? ‘Fanculo alle allucinazioni…
Dai, che mancano solo 20 passi! Mentre l’asfalto ti s’incolla alle suole, tu continui un po’ zigzagante e ti dici che è ncora l’ora del desiderio. Acqua, bibite, lacrime, saliva. Ah, ‘u suli, u’ mari! All’improvviso il sudore in piena faccia è l’acqua salata dello Ionio. Sole, mare, zagare: magari me ne scendo a mare st’estate. T’impressioni al ricordo della tua Sicilia intera, del tuo background di lotofago e a passi lenti ti cominci a rilassare pensando a buone notizie. Beh, le hai lette, no? Indubbiamente sono buone notizie, in fin dei conti Tremonti è un bravo Cristo, andiamo. Pensi ai inanziamenti per le infrastrutture in Sicilia e Calabria, al governo che stanzia 250 milioni per le metropolitane di Messina e Palermo, ad altri bei soldini per la disgraziata ferrovia Circumetnea e per la statale Agrigento-Caltanissetta. Pensi agli 84 milioni previsti per il sistema di attracchi al porto di Villa San Giovanni, ai 265 milioni per la statale jonica Sibari-Roseto, ai 12 per la tangenziale di Reggio Calabria. Buone notizie, davvero, non c’è che dire. Così barcolli gli ultimi passi con un filo di ottimismo stampato in faccia…
E finalmente entri al baretto col sorriso di George Clooney ma lo slancio di Giuliano Ferrara, ti tiene in vita soltanto il pensiero della Lemonsoda, sei letteralmente distrutto. Il rumore delle stoviglie, il vociare, il tintinnio delle suonerie, sono lontani, quasi impercettibili, stai a vedere che ti prende un collasso. L’unica cosa che ti è chiara è che Claudio ti salverà, sei sicuro. Appena lo vedi, sgrani gli occhi per metterlo a fuoco, lo senti appena. Lo fissi e cerchi di leggergli
le labbra nello stordimento che ti si straporta. La sua voce è come rallentata, grottesca, flaccida e ti dice piano piano: “Ah bello, guarda che nun è vero niente. Nun è vero che ce stanno tutti ‘sti sordi p’a Sicilia e ‘a Calabria. Ma che, c’hai creduto davero? Bello mio, guardame bene, stamme a senti’: c’è ‘sta crisi, dovemo aboli’ l’Ici, ma quali finanziamenti, quali infrastrutture der piffero? Niente, nisba! Tutti i sordi ce servono pe’ ‘r Ponte su lo Stretto ma che nun ce lo sai, professo’? Lascia perde’ ‘e strade, l’acqua potabile, ‘e case nove, ‘a lotta alla mafia. Ce servono 5 miliardi de euri pe’ fa’ er Ponteee, me stai a senti’? Basta aspetta’ il 2016 e ce porto mi’ fija a far’ er
bagnetto laggiù, capito?”. Non trovi le parole, Claudio ti sembra doppiato da Aldo Fabrizi e soprattutto non sai cosa caspita stia succedendo. Di certo non sei lucido, sarà un’altra allucinazione. D’altra parte, la tua replica ti si strozza nella gola secca e trovi appena la forza per chiedergli:
“Sì, sì, ma ce l’hai una Lemonsoda?”
- certo!
”Ah, Dio, ti ringrazio. Claudio mio, ti voglio bene. Tu pensa che sono talmente assetato che per un momento mi è sembrato di sentirti d…”
- ma è calda…
”Claudie’, non scherziamo, eh? Dai, un po’ di ghiaccio ce l’avrai, no?”
- è finito…
”Vabbè, dammi qualcosa di fresco, ‘na cosa qualsiasi”
- Nisbaaa, m’è tornata la luce dieci minuti fa. Che te devo fa’, bello, mica è colpa mia!
“Allora dammi un bicchiere d’acqua fresca del rubinetto”
- e te pare facile? Ce vole pazienza, farla scorre’…

Come annichilito, stramazzi su una sedia del baretto, muto, sopraffatto, con la camicia che ormai è un sudario e convinto più che mai che il Ponte sullo Stretto sia un’idea di Claudio d’er Baretto da Roma, diciannovesima circoscrizione. Non ci sono dubbi. Hai lo sguardo fisso per terra, ti stropicci gli occhi e non tieni capa e muscoli per fare domande. Per un momento ti dimentichi della Lemonsoda.
E in quel momento, in quel misero momento che annulla tutti gli altri momenti passati, in quel miserabile momento, non dovesse mai più tornare nella tua vita assetata, e rimanesse tale solo per quello stesso attimo, in quel momento ti senti un terrorista e auguri alla Lemonsoda una carriera da molotov.
(Gianluca Bassi)

www.storie.it/newsletter.htm

I secondi di questi giorni sono tinti di rosso vermiglio, agglomerati urbani di opinioni e sfide all’assurdo. L’io che descrivo, immerso in pagine di discorsi, ha la vacuità dell’irresoluto, ma vegeta e per questo ammansisce gli animi. Rendere libero lo stomaco, lasciando l’inguine sguaiato e maestro, questo l’imperativo dei prossimi piccoli tempi; affinché ritrovi un po’ di tutto sparso fra le pagine assopite e stanche.

scopritelo!

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