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 "Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto"

Venerdì, di un qualsiasi giorno dei seguenti, non sento
quel richiamo di luci e ombre, quel respiro sull'iride.
Mi chiedi la ragione dell'andare per le stanze, dico 
che la situazione nazionale mi impensierisce, ma sei tu
che non vedi oltre, oltre la parola atta a coprire i risvolti;
lacerante e latente, altezzosa e irriverente. Segno, 
misura di un partire che non conosci, di un amare
che non ti rispecchia e di un dolore che accomuna le mani.

Passeranno i giorni, mi dico, forse anche le stagioni, 
e metterò un passo avanti all'altro, edificare sui sassi.
Poi mi darai gli occhi e capirò che non c'è nulla
che sono stato cieco ed indovino; i polpastrelli
si scioglieranno nel sangue raffermo, acido 
d'intenzione. Alba del giorno dopo, game over.

Gian m.

Caro nonno, che di me nipote
più non ti ricordi (sono
venuto al mondo dopo il Trentaquattro),
che mi dici figliolo o pressappoco
nel tuo scuro farnètico e gli sbagli, e
parli appena di trincee e di fuoco.

Ecco – la vedi? – questa è la trapunta,
così si chiama, e adesso fa' attenzione
a come la federa s'apre e s'infila. O ancora
tu t'imbuchi là a Nervesa (la battaglia
sotto le troppo sue bombe) o a Doberdò
nel fumo stranita e caduta?

Di tanto si è ritratta la tua vita
tutta in un puntino, per fare resistenza:
che difesa scarnita in questo tempo
sempre di ghiacci, di afflitti letarghi;
ma tu, di certo, hai cominciato nello stento
un'altra specie di combattimento
da qualche spelata dolina…

E il colloquio è finito, radunare gli straccetti.

Tiziano Rossi

Non cerca di scrivere delle ferite che prova, perché sembrerebbe sempre troppo vano, allora si volta a cercare la vita, quella che gli è stata portata via di straforo, preso di spalle e colpito alla nuca. Avrebbe voluto dire tanto, ma la voce gli muore lungo la schiena. E quella che una volta era la sua donna, pur sapendo e conoscendo, non riesce a reggersi sulle gambe, né a correre a riprendersela, perché la vacuità dei giorni che si susseguono sembrano lenire poco quel fastidio al limite della sopportazione. Una settimana fa, o appena un giorno, poco importa, avrebbe voluto urlarle contro o che il diavolo se lo portasse via prima di proferire verbo, ma dalla nuca veniva fuori solo sangue salato. Forse avrebbe voluto il silenzio dell'esserci, perchè poteva succedere ancora, ma spesso le parole hanno la sottigliezza del riso indiano e si sfarinano al sole di maggio.
Ora cerca di mettersi insieme, ma riesce solo a suturare le ferite superficiali quella più profonda lo porta a perdere troppo sangue, vorrebbe lasciarsi sulle ossa, vorrebbe liberarsi del peso dell'infamia, ma resta solo seduto sulla poltrona blu che pian piano diventa rossa, col fucile in braccio e aspetta che arrivi, forse spera. Qualcuno parla dei mesi a venire, ma di sentirsi dire sciocchezze sembra stanco, ciò che è tolto non torna, ciò che è altrove non passa nuovamente, e quella donna saprà da lontano della sua fine o di un inizio – mente perchè non gli rimane molto – sente i gradini scricchiolare, la ringhiera vacilla per il peso. Si trova dietro la porta e cerca di scardinarla, tra poco sarà dentro. Solo il tempo di puntare e sorridere.

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E poi scarassi lievemente gli occhi, luce diurna,
senti il deserto che divora le carni, l'arsura
che ti brucia la bocca, e senza sonno precipiti.
Ancora prima dell'alba una fiammella ti sveglia,
è sempre stata lì, ma tu hai soffiato forte,
senza sapere, senza avvertire l'orrore del gesto;
avvicini le mani, le dita febbricitanti, ma hai timore,
che possa spegnersi, senti un calore familiare,
una medelaine, un senso di pace attaccata ai giorni.
Ti viene in soccorso un nome, una possibilità,
e prendi ciò che hai per dirlo, ma non puoi dimostrarlo,
sei troppo debole, troppo stanco, ancora fuori di metafora.
Allora attendi e poni le mani a salvare l'onda di luce,
lo fai a rischio di restar lì ad essere divorato, lo fai
perchè ad un certo punto devi trovare
il modo di ripartire, riattaccare i pezzi del puzzle,
ridare il sorriso a quel volto che senti ancora tuo,
perchè da esso dipendi, perchè te lo dice il di dentro.
Il vento forza la barriera, lamelle di freddo sciolgono
le tue intenzioni, sai di resistere, ti chiedi quanto e
non allenti, non poni sollievo. Non sono ancora io,
ti dici, ancora non sono tornato, ma ques'onda gialla
è filo d'Arianna speri che possa ricondurti a lei.

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Passi di pianura…passi vicino al mare…e raffredda il suo tempo…

Tra
smi
gra
zio
ne

d'

os
sa
!

Il primo passo lo concede l'ansia del perdono,
i successivi depongono uova di serpente a declamare
versetti in salamoia. Chiede una vita indietro,
un parlare ossidato e pieno di sorprese;
poi si rivolta fra le coperte insanguinate, le mani
scorticate dai sogni virulenti, dalle passioni
stordenti. Scalpella la sorpresa su ossa
calcificate, sui piedi con l'alluce valgo, e si lascia
scivolare nella perfetta morsa del dopo di me.

Le porgo una guancia, lei alza il braccio e colpisce
con gli occhi, con l'intenzione, con il diniego.
Chiamarmi per nome, dirsi arresa e vilipesa,
darmi le labbra e il fuoco non è concesso,
solo un marasma senza coda, una virtù svenduta,
un prendere le vertebre e smontarle al vento. Oggi.
Giorno di paga, compro la lentezza della lacrima
e lo sbattere delle ciglia, la perdita e l'acquisto.

CANCELLATA

Il giorno in cui morirò, la notizia
seguirà le solite procedure,
da un ufficio all’altro con precisione
dentro ogni registro verrò cercata.

E là molto lontano, in un paesino
che sta dormendo al sole su in montagna,
sopra il mio nome, in un vecchio registro,
mano che ignoro traccerà una riga.

(da Languidezza, 1920)

 

Tiro indietro le unghie dalle carni tremule, 
trattengo il respiro fino oltre l'apnea, 
dipingo sciogliendo i colori negli occhi,
separo il cobalto dall'argento, il possibile
dall'insensato, i giorni dai secondi. 
E tu, che mi graviti nelle ossa, senza nome,
senza pensiero, senza sforzo. Dico 
che le mani fermano i battiti, strusciano 
su vetri in frantumi e sventrano 
una piccola goccia di me. Sfera e richiesta,
singulto e approvazione. Braccia di seno 
e sutura.

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Brucia la luna n'cielu
E ju bruciu d'amuri
Focu ca si consuma
Comu lu me cori

L'anima chianci
Addulurata

Non si da paci
Ma cchi mala nuttata

Lu tempu passa
Ma non agghiorna
Non c'e mai suli
S'idda non torna

Brucia la terra mia
E abbrucia lu me cori
Cchi siti d'acqua idda
E ju siti d'amuri

Acu la cantu
La me canzuni

Si no c'e nuddu
Ca s'a affacia
A lu barcuni

Brucia la luna n'cielu
E ju bruciu d'amuri
Focu ca si consuma
Comu lu me cori

E di una calma mascherata nel discernere le stagioni,
macerato nell'arrembaggio della Luna; avvinto,
come per le situazioni del quotidiano, che affondano
nella dichiarazione di una resa senza cocci e whisky.
Le ore trasmettono lettere decadute dal piedistallo
di un senso possibile, si edificano in piccolo, accovacciate
fra le cosce della donna del momento, fra le natiche
di una sillaba dormiente. Guardo mia madre e afferro
le volute dei suoi sorrisi, le mani accaldate per i troppi
abbracci sparsi per aria, rivolgo agli occhi del vicino
le offese che dichiaro di non voler tenere avvinte a me.
Mutando nel confronto col lavoro inattuale e instabile,
chiedendo per un dopo che ha sapore di fragola
e pepe; sollevo lo sguardo per l'albeggiare di alcune 
paroline sepolte dalla selezione naturale delle pentole
nel comò. Sorrido, le riconosco, le nascosi per tempo,
ora salve risuonano nell'orecchio e non solo mio.



Cerco fra le spighe quella ruga e quel sorriso,
la sciabordante altalena dei giorni lasciati a marcire,
dei giochi posseduti per finta e delle mani avare,
un po' ignare dei serpeggiamenti delle ore
di quelle accalorate o inumidite dallo scirocco ostinato.
Un solo filo sottende e rifugge dai vetri sottili,
dalle risate della camera appresso e dal torpore
delle mie ultime notti, e non è attesa, è irrequitezza
catturata da una pretesa fastidiosa nel sapere e dire,
nell'avere fra le carni quel qualcuno, i due occhi
di cielo scuro, intrisi nell'ebano e invischiati di me.
Potrei obbedire oltremisura alla volontà organizzatrice
delirante per le ore in notturna, in fierezza erudita,
ma il ritorno alle coltri ovattate della lettiga,
darebbe la secchezza dell'esser solo, la lucidità
di un partire senza visuali. Catturato da un sacrificio
oltremisura, inscritto e diviso in acqueforti,
cedo il passo rincappucciando il fervore.

gian

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In questi giorni si susseguono le richieste e le parole non bastano ai propositi; bandita l’attesa e declassata la provvidenza, non mi resta la speranza – che diciamolo pure ha vita breve e dolorosa – allora che fare?! Per ora passeggio sulle parole che scivolano fuori dal coro, il ticchettio dei pensieri legati a venire mi daranno direzioni differenti. Nel mentre buon anno a tutti.

 
[...]
Fucina di potere temporale
Fucina di potere temporale
Un unico abominio clericale
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficenza d’inetto (delirio onnipotente)
Burocratica casta (dominio che sovrasta)
Potenza del pesante (efficenza d’inetto)
Preme compatta schiaccia
(burocratica casta, potenza del pesante)
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
[...]

A chi scrive, a chi legge, a chi incontra e a chi vorrebbe tutto il possibile, fateci un salto se potete

qui le info…
www.oronzomacondo.it/oronzomacondo/

Programma

Venerdì 02 ottobre

ore 15.00 – Registrazione
ore 16.00 – Apertura dei lavori a cura di Carlo Formenti
 
ore 16.30Letteratura e Nuovi Media – L’aspetto creativo e della comunicazione

  • Dario Voltolini: "Dal Principio: Nazione Indiana e i fuoriusciti"
  • Gianni Biondillo: "Memoria dal retrobottega"
  • Massimo Maugeri: "Letteratitudine: un incontro di voci"

Coordina Antonio Pascale

Interventi di Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Giulio Mozzi, Antonio Pascale, Livio Romano, Giorgio Vasta

ore 18.00coffee break

ore 19.30 – chiusura dei lavori
ore 21.00 – reading letterario presso il comune di Zollino
ore 22.00Francesco Negro Trio live presso Palazzo Raho – Zollino
 
Sabato 03 ottobre

ore 09.00 – Registrazione
ore 10.00Letteratura e nuovi media – L’aspetto creativo e della comunicazione

  • Girolamo De Michele: "Visione e presa del reale: romanzo, televisione, rappresentazione"
  • Giorgio Vasta: "Ritorno alla militanza?"
  • Antonio Pascale: "La manutenzione dello stile"

ore 13.00pausa pranzo

ore 15.00
Letteratura e nuovi media – Gli aspetti del mercato

  • Carlo Formenti: "Editoria, Web 2.0 e diritto d’autore"
  • Giulio Mozzi: "Vibrisselibri: luci e ombre di un’esperienza di editoria online"
  • Dario Voltolini: "Il primo amore: l’esperienza online diventa cartacea"

Interventi di Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Paolo Nori, Livio Romano, Michele Trecca

ore 16.30coffee break

ore 18.30
– presentazione dell’antologia di Books Brothers Frammenti di cose volgari, a cura di Michele Trecca
ore 20.30 – reading letterario presso il comune di Campi Salentina

ore 22.00Bermuda Acoustic Trio live presso ex Biblioteca Comunale – Campi Salentina

Domenica 04 ottobre

ore 10.00 – Incontro finale e chiusura lavori

ps. io ci sarò…
g

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http://www.arsvalue.com/webapp/upl/immagini/83e4ba5e-4a2f-4f4f-980e-196ab31195fe%5C200901%5C12902460-studi-per-l%E2%80%99edificazione-di-una-citta-dormiente-claudio-ballestracci_big.jpg

Nella possibilità di erigere barriere contro la futuribile crisi perenne, siamo alla ricerca di una costruzione idonea e sufficientemente stabile. Potrebbero trascorrere giorni prima di un versamento poetico o miscellanea di pensieri, si prega di lasciare un post-it del passaggio o incidere pensiero dopo il biiip.

Ps. "presto" nuove, anzi "poi" magari vecchie, che almeno erano sicure!

gian

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